5 ottobre, ore 18, Maru Hall del Gimhae Arts Center: la predicazione del monaco Jungmok e l’opera tradizionale Gaya Operetta riunite in un unico appuntamento

Quando l’autunno entra nel vivo, anche l’animo desidera rallentare di un battito. È la stagione in cui il corpo, dopo aver corso senza sosta per tutto l’anno, chiede per primo una pausa. Da Gimhae arriva una notizia gradita: il Festival culturale della meditazione di Gaya, che da anni porta sullo stesso palcoscenico meditazione e arti culturali, torna quest’anno per la sua decima edizione. Anche per chi, come me, segue da tempo il mondo della meditazione, il fatto che una città abbia custodito per quasi dieci anni la meditazione nel nome di un festival ha un significato particolare.
Il Festival culturale della meditazione di Gaya, l’appuntamento di Gimhae dedicato alla meditazione dal 2017
La città di Gimhae ha annunciato il 29 settembre che la decima edizione del Festival culturale della meditazione di Gaya si terrà il 5 ottobre alle 18 nella Maru Hall del Gimhae Arts Center. L’evento è organizzato e promosso dalla Fondazione per la promozione della cultura di Gaya, un’associazione presieduta dal monaco Haegong, con il sostegno della città di Gimhae. Il Gimhae Ilbo ha riferito che anche i templi Beomeosa e Tongdosa e il centro di meditazione Angukseonwon contribuiranno al sostegno dell’iniziativa. Il tema di quest’anno è “Gaya radiosa, Gimhae splendente”.
Il festival è nato nel 2017. Secondo la città di Gimhae, da allora offre ai cittadini occasioni di riposo e di fruizione culturale attraverso programmi che uniscono meditazione e arti culturali. Il Gimhae Ilbo ha riferito che gli organizzatori hanno concepito l’appuntamento non come un evento religioso o uno spettacolo occasionale, ma come un’occasione per aggiungere alla storia e alla cultura di Gaya un contenuto terapeutico contemporaneo: la meditazione. Quest’anno il programma è articolato in due parti e comprende danza, predicazione buddhista, meditazione, teatro musicale tradizionale coreano e cori di bambini e cittadini. La direzione artistica generale è affidata al monaco Inhae, preside dell’Università monastica di Tongdosa.
Prima parte: la nascita e il movimento silenzioso, dal gesto alla predicazione
La prima parte si apre con lo spettacolo di danza 〈Le increspature della quiete〉. È un’opera che esprime quiete e respiro attraverso il movimento. Secondo quanto riportato dal Gimhae Ilbo, sul palco saliranno Ha Yeon-hwa, Son Mi-ran e altri interpreti, con le coreografie di Choi Eun-hee. Sarà un momento in cui il corpo, prima ancora delle parole, consegnerà al pubblico la quiete.
A seguire, il monaco Jungmok, abate del tempio Jeonggaksa, incontrerà il pubblico in una conversazione accompagnata da una predicazione. Il tema sarà “Tutti, un tempo, sono stati mia madre”. Sarà un’occasione per riflettere sulla vita, sulle relazioni e sulla condivisione. Basta leggere il titolo perché un angolo del cuore si distenda. Quanto cambierebbe l’espressione di una giornata se riuscissimo a guardare una persona incontrata per caso come guarderemmo nostra madre? Dopo il dialogo, il Centro internazionale di meditazione di Gaya proporrà un programma di meditazione, permettendo anche agli spettatori di regolare il respiro.
[Immagine: veduta del Gimhae Arts Center o platea della Maru Hall — sito ufficiale del Gimhae Arts Center, ricerca “Gimhae Arts Center” su Photo Korea]
Seconda parte: festa di musica tradizionale, l’opera Gaya Operetta canta il re Suro e la regina Heo
La seconda parte, dedicata all’epoca di pace e prosperità di Geumgwan Gaya, racconta la storia e i miti di Gaya attraverso musica tradizionale, danza e canto. Al centro c’è l’opera tradizionale 〈Gaya Operetta〉, ispirata all’incontro tra il re Suro e la regina Heo. Il mito della fondazione narra che un uovo scese dal cielo e da esso nacque un re; poi c’è il legame con la principessa giunta dal regno di Ayuta, oltre il mare. È una storia che Gimhae custodisce da quasi duemila anni.
Nell’operetta saranno proposti 〈Il mattino di Gaya〉 e 〈Scende un uovo〉, oltre a 〈Il canto del tè Janggun〉, ispirato al Jangguncha, il tradizionale tè simbolo di Gimhae. Il coro di bambini della scuola elementare Gubong eseguirà 〈Il sogno di Gaya, il regno delle gemme〉 e 〈Gaya radiosa, il canto del sole eterno〉. Alle danze della compagnia di danza buddhista tradizionale Hoyeon Gaya e ai canti tradizionali di Jeong Seung-jun e Kim Sun-hee si aggiungerà un dramma danzato ispirato al legame tra l’antica Gaya e il regno indiano di Ayuta. A chiudere sarà il coro del Coro riunito Gaya Mahayana con 〈L’eco di Gaya〉. Dalle voci limpide dei bambini al coro degli adulti, si delinea la scena di una città in cui generazioni diverse riempiono la notte d’autunno con la stessa canzone.
La Fondazione per la promozione della cultura di Gaya e il Centro internazionale di meditazione di Gaya, le realtà che hanno fatto crescere il festival
La Fondazione per la promozione della cultura di Gaya, che guida il festival, è stata istituita nel 2014. Da allora porta avanti iniziative per promuovere il valore della cultura di Gaya, tra cui la gestione del Centro internazionale di meditazione di Gaya e l’organizzazione del convegno accademico sulla promozione della cultura di Gaya. Secondo quanto riferito dal Beopbo Shinmun, il Centro internazionale di meditazione di Gaya ha aperto nel settembre 2022 presso il centro di meditazione Baramilseonwon di Gimhae. Ripercorrendo le edizioni precedenti, si vede il cammino compiuto dal festival. La sesta edizione, nel 2022, aveva proposto lezioni di meditazione del monaco Beopsang, una dimostrazione della cerimonia del tè e le danze Salpuri e Taepyeongmu, sul tema della meditazione accompagnata dalla danza e dal tè Seon. Alla nona edizione, lo scorso anno, il monaco Maga ha guidato una meditazione della compassione insieme ai praticanti del Centro internazionale di meditazione di Gaya; il programma comprendeva anche yoga, musica tradizionale e sand art. Anno dopo anno, il festival ha ampliato la propria fisionomia alternando guide della meditazione e generi artistici. Quest’anno si aggiungono la danza contemporanea e il teatro musicale tradizionale.
Che cosa ci offre la meditazione quando sale sul palcoscenico
Quando si tiene la meditazione accanto a sé per molto tempo, si scopre che la quiete non arriva soltanto in una stanza silenziosa. A volte il respiro si fa più profondo seguendo un gesto di danza, altre volte il cuore si placa nel vuoto lasciato dall’ultima nota di un coro. Per chi guarda alla meditazione con diffidenza, una sala teatrale può essere il punto d’ingresso più naturale. Se chiudere gli occhi e contare i respiri è sembrato difficile, si può cominciare seguendo i movimenti e i suoni sul palco, lasciando che il respiro trovi spontaneamente il proprio ritmo.
In vista del festival, il monaco Haegong ha spiegato che la meditazione di Gaya è un percorso che aiuta le persone, impegnate a correre senza sosta nella vita contemporanea, a scoprire la felicità dentro di sé. Un rappresentante della città di Gimhae ha aggiunto di augurarsi che i cittadini ritrovino, attraverso la meditazione, una maggiore serenità e riscoprano, grazie alle arti tradizionali, la bellezza di Gaya.
Sarà una sera per ascoltare, nell’antica capitale di Gaya, una storia di duemila anni fa e ritrovare il ritmo del respiro presente. Lunedì 5 ottobre, la platea della Maru Hall del Gimhae Arts Center dovrebbe riempirsi di persone pronte a condividere quella quiete.
