
Quando, dopo aver completato l’ultimo movimento sul tappetino, ci si abbandona nella Savasana, in quello stesso breve istante di quiete improvvisamente nasce una domanda. Una frase che diventa sempre più nitida mentre il respiro si approfondisce. Perché pratico lo yoga.
Il primo “tema” che “Mahāmudrā”, il nuovo libro, propone prende avvio proprio da quella domanda. Il curatore, Gangbyeok Kang, fa un passo indietro e osserva con calma l’attuale corrente dello yoga, che tende a concentrarsi soprattutto sulla messa a punto del corpo. Precisione delle posture, profondità della flessibilità, linee muscolari ben bilanciate. Oltre a tutto ciò che viene misurato sul tappetino, il libro indica con tono pacato che esiste un luogo che lo yoga originario voleva raggiungere. Gangbyeok Kang guida dal 2008 il “Gruppo di Ricerca sulla Meditazione Agni” e, gestendo un centro di yoga e meditazione, ha formato insegnanti.
Un libro che riporta in primo piano l’essenza dello yoga
In sanscrito, “Mahāmudrā” significa “sigillo grande”. Nello Hatha Yoga, l’uso congiunto di Jalandhara, Uddiyana e Mula—tre bandha—si è affermato come una pratica fondamentale: chiudendo i passaggi del corpo, si armonizza e si calibra il flusso dell’energia. D’altra parte, nelle tradizioni del buddhismo tibetano, come la scuola Kagyu e quella Gelug, l’insegnamento si è tramandato anche come un sistema di meditazione avanzato, capace di osservare direttamente la natura della mente.
L’autore non separa questi due flussi. Nel libro, mette fianco a fianco l’intuizione esperienziale delle conoscenze tradizionali dello Hatha Yoga indiano e della meditazione del buddhismo tibetano, mostrando come il movimento e il respiro, la gestione dell’energia e la chiarezza della coscienza confluiscano in un’unica “conclusione”. Nella parte iniziale, ricolloca al centro gli orientamenti dello yoga—libertà, felicità e saggezza—considerandoli non come una questione tecnica, ma come un problema di consapevolezza. Poi compaiono concetti come samadhi, ashtanga e non-attaccamento, offrendo criteri da seguire in base alle scelte e all’atteggiamento nella pratica reale. Nella seconda parte, il nucleo centrale diventa lo Hatha Yoga. Passo dopo passo, vengono analizzati Yama e Niyama, Asana e Pranayama, Bandha e Mudra, Kumbhaka: è interpretato come una via che scioglie il rapporto tra corpo, respiro e concentrazione, aprendo il cammino verso una pratica più profonda.
Lo yoga indiano e la meditazione tibetana si incontrano in un unico flusso
Gangbyeok Kang è una persona che, per lungo tempo, ha studiato gli effetti del programma Mahāmudrā dello Hatha Yoga su cambiamenti fisici, benessere psicologico e dimensione spirituale. In una ricerca pubblicata sulla rivista accademica della Korean Association for Counseling, “Counseling Research”, è stato riportato che, rispetto a un programma incentrato prevalentemente sulle asana tradizionali, il programma Mahāmudrā di 12 settimane mostra effetti significativi in termini di persistenza dei cambiamenti fisici, benessere psicologico e spiritualità.
Questo libro è il risultato di tali basi empiriche, arricchite dalla profondità speculativa della filosofia dello yoga indiano e dalla profondità del pensiero nelle tradizioni della meditazione tibetana. In un solo volume, disegna una mappa di come i movimenti sul tappetino possano fluire fino a trasformare la mente e la coscienza.
Dove la vita quotidiana fuori dalla sala di pratica diventa davvero pratica
Un altro aspetto del libro è rivolto alla “vita fuori dal tappetino”. Nel tram affollato durante il tragitto per andare al lavoro, in un pomeriggio in cui una frase di qualcun altro fa oscillare la mente, nell’oscurità immediatamente prima di addormentarsi a tarda notte. Fino a dove può seguirci l’attenzione coltivata sul tappetino? L’autore guida a rileggere scene ordinarie della vita al di fuori della sala di pratica come momenti in cui si può fare pratica.
È il messaggio che, quando lo yoga smette di essere solo un allenamento di novanta minuti sul tappetino e diventa un’attitudine che scorre per ventiquattro ore al giorno, allora si incontra l’esperienza in cui corpo, energia e mente si intrecciano in un’unica “linea”.
Per chi è questo libro
È un libro consigliabile per chi, pur avendo praticato lo yoga a lungo, a un certo punto si è scoperto a concentrarsi solo sulle posture; per i principianti che vorrebbero iniziare la meditazione ma non sanno da dove cominciare; e per gli insegnanti che vogliono dare più profondità alle loro lezioni come leader nello yoga. Per permettere anche ai lettori che sentono una certa distanza dalle sfumature religiose di leggerlo senza peso, l’autore guida il cammino con uno stile caldo, senza perdere la precisione accademica.
