Il programma quotidiano di un riformatorio e un accordo tra università: la meditazione entra nelle istituzioni in Asia

La meditazione va oltre l’interesse personale e si fa spazio nelle istituzioni pubbliche. In Giappone, la mindfulness, con yoga e meditazione al centro, si sta affermando nei programmi di rieducazione di riformatori e carceri; in Thailandia, un’università nazionale e un’università buddista hanno stretto un accordo per studiare la consapevolezza attraverso le neuroscienze. Da una parte c’è il lavoro sul campo per aiutare le persone a reinserirsi nella società; dall’altra, la ricerca che traduce la meditazione nel linguaggio della scienza.

Il 19 ottobre, rappresentanti della Mahamakut Buddhist University e della Kasetsart University firmano un accordo di collaborazione accademica su consapevolezza, meditazione e neuroscienze. (Foto: Kasetsart University International College)
Il 19 ottobre, rappresentanti della Mahamakut Buddhist University e della Kasetsart University firmano un accordo di collaborazione accademica su consapevolezza, meditazione e neuroscienze. (Foto: Kasetsart University International College)

Il programma serale del riformatorio: dopo il telegiornale, la mindfulness

Un momento di quiete, seduti in silenzio, al termine della giornata. (Immagine generata dall’IA)
Un momento di quiete, seduti in silenzio, al termine della giornata. (Immagine generata dall’IA)

Nel materiale informativo sul riformatorio di Okinawa diffuso dal ministero della Giustizia giapponese, la giornata è descritta ora per ora. Dopo la cena vengono il diario, lo studio individuale e la lettura, poi la visione del telegiornale. La voce successiva è la mindfulness; seguono il tempo libero e il riposo. Prima di concludere la giornata, è previsto un momento per sedersi e calmare la mente.

La mindfulness compare anche tra le attività di orientamento e sostegno previste dallo stesso documento. È elencata accanto alla prevenzione della violenza, alle relazioni familiari, all’assertività, all’addestramento alle abilità sociali (SST) e alle attività di conoscenza di sé. La meditazione viene quindi trattata non come un evento speciale, ma come una componente dell’educazione volta a ricostruire la vita quotidiana.

Carcere e reclusione riuniti in un’unica pena: dalla punizione al reinserimento

La tendenza non riguarda soltanto i riformatori. Il 16 ottobre, i media giapponesi hanno riferito che si sta diffondendo l’introduzione della mindfulness, pensata per calmare la mente, nei programmi di rieducazione di riformatori e carceri, con l’aspettativa che possa contribuire a prevenire la recidiva. In un servizio precedente, del 1º ottobre, è apparso il professore associato Takuro Tanimoto della Bukkyo University, che insegna la mindfulness ai detenuti a Okazaki, nella prefettura di Aichi.

Alla base c’è un cambiamento del sistema penale. Il Giappone ha applicato il codice penale riformato il 1º giugno 2025, riunendo la pena detentiva con obbligo di lavoro e quella senza obbligo di lavoro in un’unica pena detentiva. Le disposizioni riformate stabiliscono che si possano assegnare ai detenuti attività o programmi di orientamento necessari al loro miglioramento e reinserimento. Se in passato la pena detentiva con obbligo di lavoro prevedeva mansioni prestabilite, ora l’orientamento si sposta verso programmi scelti in base alle necessità individuali. Si è così ampliato lo spazio per un’educazione che si occupa della mente.

I ricercatori invitano alla cautela: non esistono ancora programmi pensati per i giovani autori di reato

Lo sguardo dei ricercatori che seguono il lavoro sul campo resta prudente. Un progetto finanziato dalla Società giapponese per la promozione della scienza (2022-2026), guidato dal professore associato Tanimoto in qualità di responsabile, osserva che in Giappone la mindfulness viene proposta negli istituti penitenziari, come i riformatori, per ridurre la recidiva, ma che i programmi effettivamente utilizzati sono perlopiù destinati agli adolescenti in generale e agli adulti. Non esistono ancora programmi specialistici pensati per i giovani autori di reato.

La descrizione del progetto contiene anche un avvertimento. Se si insiste soltanto sull’accettazione di sé e si presta poca attenzione alla considerazione per gli altri, si rischia di aggravare problemi come la depressione o l’aggressività, invece di attenuarli. Nel rapporto relativo all’anno 2024 si affermava che era in corso la ricerca di modalità per attuare i programmi rispettando i principi di sicurezza dei riformatori; la verifica della loro efficacia in riformatori e istituti penitenziari era prevista nei piani per il 2025.

Le aspettative di ridurre la recidiva non significano che l’efficacia sia stata dimostrata. Il caso giapponese mostra che introdurre la meditazione nelle istituzioni e verificare a chi sia adatta e in quale forma sono due percorsi che devono procedere separatamente.

Un’università nazionale thailandese e un’università buddista studieranno la consapevolezza attraverso le neuroscienze

In Thailandia si sono mosse le università. Il 19 ottobre, la Kasetsart University, università nazionale, e la Mahamakut Buddhist University hanno firmato un memorandum d’intesa (MOU) per una collaborazione accademica su consapevolezza, meditazione e neuroscienze, orientata al benessere lungo tutto l’arco della vita. Il 20 ottobre, il Kasetsart University International College ha pubblicato la notizia sul proprio sito ufficiale.

L’accordo è stato firmato dal vice rettore della Mahamakut Buddhist University, il reverendo Phra Brahma Wachiramethaphon, e dal rettore della Kasetsart University, l’assistente professore Kongsak Thientham. La cerimonia è stata presieduta e testimoniata dal monaco Somdet Phra Maha Wira Wong, vicepresidente del consiglio della Mahamakut Buddhist University. Le foto ufficiali mostrano la firma dell’accordo in una sala cerimoniale ornata d’oro. Monaci e professori seduti in fila riflettono chiaramente la natura dell’intesa.

Colpisce che un’università legata alla tradizione della pratica buddista e un ateneo nazionale impegnato nella ricerca scientifica siedano allo stesso tavolo. Non sono però ancora stati resi noti dettagli concreti, come i temi della ricerca congiunta, i corsi o il calendario. Resta da vedere se l’accordo si tradurrà in studi e programmi effettivi.

Monaci della Mahamakut Buddhist University e rappresentanti della Kasetsart University presenti alla cerimonia per l’accordo. (Foto: Kasetsart University International College)
Monaci della Mahamakut Buddhist University e rappresentanti della Kasetsart University presenti alla cerimonia per l’accordo. (Foto: Kasetsart University International College)

La domanda per il mondo della meditazione coreana: dove viene documentata la meditazione?

Le notizie dei due Paesi hanno caratteristiche diverse, ma indicano la stessa direzione. La meditazione esce da templi e centri di pratica e compare nei programmi quotidiani degli istituti penitenziari e negli accordi di ricerca universitari. Merita attenzione anche il fatto che, negli istituti penitenziari giapponesi, accanto alla meditazione seduta si pratichino attività che coinvolgono il corpo, come lo yoga. Per chi fatica a restare seduto, il movimento può diventare la porta d’accesso alla meditazione.

Anche per il mondo della meditazione coreana resta una domanda: quale spazio occupa la meditazione nelle scuole, negli ospedali, negli istituti penitenziari e nei servizi sociali, e chi lo definisce e lo verifica, secondo quali criteri? Come ha osservato il ricercatore giapponese mettendo in guardia dal trasferire senza adattamenti programmi destinati al pubblico generale, programmi pensati per i destinatari e una verifica costante dei risultati devono procedere insieme. Quando se ne accumulerà documentazione, anche la K-meditazione potrà presentare con efficacia al mondo la tradizione di pratica coreana.

Per informazioni sull’articolo: fare3041@naver.com